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idee per l'Arte
arte
5 settembre 2007
La Biennale di Venezia
 

Pensa con i sensi - senti con la mente. L’arte al presente è il bel titolo della 52. Esposizione Internazionale d’Arte – Biennale di Venezia- inaugurata il 10 giugno ’07 fino al 21 novembre e sostiene su di sé grandi numeri; la “Grande Dame” ha infatti circa 112 anni portati molto bene e sono 77 i paesi che vi partecipano, numero mai raggiunto fino ad ora, sparsi in tutta la città con il centro all’Arsenale e ai Giardini, e comprendono paesi come l’Africa e la Turchia assolutamente al di fuori dei soliti stereotipi che potrebbero caratterizzarle, mostrando infatti di sé la propria arte contemporanea.

Novità del Direttore della 52. Biennale, il curatore e critico americano Robert Storr è anche il Padiglione Venezia con i suoi grandi artisti veneti tra cui Emilio Vedova. Ed ecco che la città soleggiata nei primi giorni di giugno, unica e solidamente Italiana diventa straordinariamente contemporanea e molto americana, ma accetta di buon grado questo ritratto e va verso la corrente vestendosi a festa, con grandi palazzi che si colorano di drappi bordeaux cadenti dalle finestre trifore e che ospitano grandi mostre, mentre nelle calli e campielli ogni tanto s’incontrano opere di importanti artisti contemporanei. Quest’anno il Leone d’oro alla carriera è andato all’artista fotografo Malick Sidibé, originario del Mali, e così l’arte si rilegge.


Malick Sidibé


Entrare e uscire dai padiglioni delle nazioni è un po’come viaggiare e “saltare”sul globo terrestre, perché in ogni padiglione si racchiude un paese e con esso il suo prodotto artistico generato dai suoi uomini. I più interessanti sono il Padiglione Venezuela, Austria con le grandi tele di Herbert Brandl, quello francese di Sophie Calle dal titolo Abbia cura di sé, frase finale di una lettera di un rifiuto che l’artista ricevette e che ha fatto leggere e interpretare a centosette donne dal punto di vista dei loro mestieri. Il Padiglione Statunitense è un tributo all’arte intimista e silenziosa di Felix Gonzalez-Torrez che punta ad interagire con lo spettatore tramite i suoi tappeti di caramelle fatte per essere raccolte e mangiate, corrispondenti al peso del proprio corpo.

Splendidi sono sei grandi quadri quadrati del maestro Gerard Richter al Padiglione Italia ai Giardini, tra cui Cage 6, casualità ed erudizione insieme ad un omaggio alla musica.

Gerard Richter Cage 6

I paesi orientali, soprattutto il padiglione Cinese e quello Coreano sono affascinanti e lontani, mentre il tema sempre presente della guerra e forse esageratamente proposto, ha avuto più sentita rappresentazione nella fotografia italiana di Gabriele Basilico con Beirut 1991, nel video di Paolo Canevari, Bouncing skull, uno scorcio di un quartiere abbandonato di Belgrado con un ragazzo che palleggia, in silenzio, con una palla a forma di teschio, e anche nel film Last Riot del Padiglione Russo, storia di una battaglia tutti-contro-tutti.

All’Arsenale non lontano dai Giardini si trova il nuovo Padiglione Italia curato da Ida Gianelli che accoglie gli odori e le visioni delle opere di Giuseppe Penone, scultore semplice, profondo, diretto, con Sculture di linfa, una coppia di tronchi di Larice ricoperti di uno strato di pellame aderito sulla corteccia profondamente venata e una stanza completamente ricoperta di cuoio anch’esso con l’impronta dei tronchi dei due alberi mentre il pavimento di marmo di Carrara ha le venature scavate che si percepiscono camminandoci sopra, come su una grande corteccia.
 
Giuseppe Penone Sculture di linfa

Odori, sensazioni, esperienze tattili dominano la Biennale di Venezia 2007 rievocando l’appropriato titolo scelto dal suo Direttore.
 
Hyungkoo Lee TheHomoSpecies Korean Pavilion
   

 
Tra Oriente e Occidente


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arte
4 marzo 2007
ARTEFIERA BOLOGNA 07

Tom Wesselmann




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12 dicembre 2006
Opere degli artisti di "Immersione nel Rosso"
 
             Fulvio Ascensi                                Barbara Agreste            

  
                                       
 
           Sabrina Ortolani                                Leo Pezzella
 

 
                         
                                          Andrea Giorgi


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arte
11 dicembre 2006
Testo Critico Immersione nel Rosso - 30 Novembre 2006

    Immersione nel Rosso nasce da una sostanziale visione di un’insieme di realtà artistiche che si sono progressivamente aggregate, idee e collaborazioni con artisti estremamente differenti tra loro, per luoghi, stili di vita e visioni sull’arte apparentemente forte, efficace, un’immersione nel Rosso che si modella su molti temi, i più disparati; la passione, l’ossessione, l’inquietudine, la vita, il sogno, la materia… tutte queste varietà si accorpano nelle opere, ognuna collegata ma opposta all’altra e unica.

L’intuitiva naturalezza delle barche create da Leopoldo pezzella, con l’uso di materiali raccolti sulla riva del mare, come legni annodati e naturalmente contorti, proviene dall’esperienza saldamente maturata nel cantiere navale del padre nella costruzione di barche di legno, l’arte dei “maestri d’ascia”, un’arte antica e da lui appresa negli anni, imparando a modellare, curvare e domare materiali nobili e allo stesso tempo poveri come il legno, base di ogni sua opera e compagno di viaggio. La passione per i prodotti della natura si è protesa negli anni ampliandola verso sassi di mare, sabbia di mare, tessuti di juta e tela, un approccio vitalistico ai materiali, ricchi di energia e che rimandano agli echi dell’arte povera osservando Kounellis che contrappone strutture rigide a sensibilità flessuose.

Le sculture di Pezzella sono grandi ma estremamente fini, occupano spazi verticali conducendoci oltre, in un cammino primigenio, e vengono usate solo tonalità naturali tranne qui per il pigmento Rosso che spicca quasi come una fuoriuscita dal legno, linfa vitale, energia. E l’attenzione si sposta sul Rosso che diviene Simbolo.

Barbara Agreste struttura le sue opere come il suo video “The Chequered Piece” in un vorticoso ritmo, sentimenti contrastanti si succedono verso un’apparente inquietudine e incertezza che dominano tra muri a scacchi e strappi, insieme a visioni spezzate, frammenti e occhi chiusi che sembrano essere “altrove”.

Il Rosso che appare immerge i sensi, immerge la razionalità nell’oblio, è un modo di operare intimista e un’esortazione a guardarsi dentro.

Osservando “Chain” vengono in mente opere di Kiefer, un altro “sciamano dell’arte” insieme al maestro Joseph Beuys, il quale affrontava la memoria e i ricordi, trasfigurandoli in energia. La “superficie intramata di forti innesti materici” la ritroviamo anche in Barbara Agreste.

Sabrina Ortolani ha tutto un suo linguaggio che apparentemente stona con il suo essere donna, ma in realtà la sua sensibilità è massima nello scovare l’oggetto dimenticato o dichiarato unanimemente “povero” come potrebbe essere un cimitero di auto o scarti di ferri, solitamente collocati ai margini delle città e sollevarlo all’Idea della Bellezza. Pennellate lunghe e larghe, a tratti indefinite, giochi di luce; Sabrina riesce ad affascinare ed a catturare l’attenzione degli altri su ciò che solitamente disprezzano, su ciò da cui ci si vuole allontanare come raccordi ferroviari e paesaggi urbani. I nodi delle ferraglie e le betoniere divengono protagoniste, e il Rosso esalta le curvature integrandosi nella Materia.

Andrea Giorgi spicca per la sua originalità nel fondere insieme modelli “in serie” e pittura, potenzialmente una contemporanea Pop Art, decontestualizzando l’elemento sportivo o forse esaltandolo, “opera d’arte nell’opera d’arte”, scegliendo oggetti che portano il colore Rosso all’estremo significato, simbolo sportivo di una nazione, prima immagine Rossa che arriva in mente ad un individuo, la Ferrari. Come non citarla in un contesto espositivo in cui si tenta di svelare l’interrogativo del forte uso di questo colore? Le opere di Fulvio Ascensi fanno un passo indietro verso l’uso univoco della pittura, anch’esso un ritorno all’ “olio su tela”, alla rappresentazione. Personaggio eclettico e poliedrico, Ascensi mostra in queste opere e soprattutto ne L’Innocente il Rosso come espressione d’amore, di unione e di nascita. Molte di queste opere sono state create appositamente per l’evento espositivo, ed ogni artista si è ben riconosciuto nel solennizzare l’ “Immersione nel Rosso”.

 

                                                                                                 S B




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arte
9 novembre 2006
Comunicato stampa "Immersione nel Rosso"

Con la collaborazione del  Circolo E. Berlinguer

 

Caffè Culturale “Arte e Incontri”

 

-inaugura-

Giovedì  30 novembre 2006  ore 21.00

 

  “Immersione nel Rosso”

 

 

 Ideato da Fulvio Ascensi, responsabile comunicazione e addetto  stampa

 

A cura di Serena Bianchini

 

Artisti:

Fulvio Ascensi

Barbara Agreste

Leopoldo Pezzella

Sabrina Ortolani

Andrea Giorgi

 

Giovedì 30 novembre 2006 presso il caffé culturale ”Arte e Incontri”, si inaugura il primo ciclo di eventi d’arte contemporanea che darà lustro alla città di Albano grazie ad una kermesse di giovani artisti provenienti da tutta Italia e già avvezzi al panorama del contemporaneo.

Il tema di questa prima mostra è stato scelto per indagare sull’uso (o abuso) del Rosso nell’arte, colore veicolante di molti temi e sentimenti come le angosce, la passione o l’appartenenza ad un gruppo, rappresentati da opere inedite e diversissime tra loro.

 

  Durante la serata performance di musica elettronica del gruppo “Mickey eats plastic” www.mickeyeatsplastic.com

 

Mostra: Dal 30 novembre al 17 dicembre 2006

Vernissage: 30 novembre  ore 21

Circolo E. Berlinguer Caffè Culturale “Arte e Incontri”

Piazza S. Fagiolo, 8 Albano Laziale (RM)

www.blogdsalbano.ilcannocchiale.it

per informazioni:

Serena Bianchini  serena.q@libero.it

 

 




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arte
5 novembre 2006
Art Verona 06

Nell’affascinante contesto di Verona, città scaligera, il tempo sembra che non passi mai; e invece ad un passo dal centro, il mondo contemporaneo ha dominato indisturbato: è stata realizzata dal 19 al 23 ottobre 2006 la seconda edizione di Art Verona, fiera d’arte moderna e contemporanea che ha valorizzato la galleria d’arte italiana, con duecento espositori e un percorso consigliato diviso per grandi periodi, a partire da Prima del Moderno, seguendo Novecento, Arte Moderna e Avanguardie Storiche, Arte Contemporanea, Grafica e Multipli. Importanti gallerie accanto alle altre emergenti si sono succedute mostrando al pubblico opere celebri e altre più innovative, dando anche risalto alla fotografia e a lavori di giovani artisti internazionali.
Nel selezionare le gallerie il comitato era costituito non dai loro rappresentanti, ma da critici e giornalisti d’arte come Luca Beatrice e Maurizio Sciaccaluga, un modo per garantire giudizi indipendenti.Si è voluto attirare il maggior numero di visitatori, anche personaggi che non pensavano assolutamente di acquistare opere, semplicemente appassionati e assetati d’arte,  giovani come me, che sognano e si pongono domande. Incamminandosi lungo il percorso ci si trova davanti alla grande installazione Jumping-Carousel di Julia Bornefeld, vincitrice del progetto ICONA che mira a stimolare il rapporto tra le gallerie aderenti; ci si trova davanti ad una strana “ruota” con dei bracci ad ombrello che girano e su cui sono poste gambe vestite con calzettoni che ruotano incessantemente e ricordano gambe di bambini che sembrano correre; ma la realtà è un'altra… sono robot senz’anima. Nello spazio attorno all’installazione si trovano lunghe foto degli stessi calzettoni ma stavolta è fotografata un’azione, gambe di veri bambini che li calzano.
E’ un’opera che affascina, diverte e nello stesso tempo invita alla riflessione. Troviamo davanti a noi un esempio di immagine dinamica ma priva di vita, mentre sullo sfondo si trova l’azione con veri protagonisti però fuori da questo tempo, un movimento metafisico. L’assenza di vita si ritrova in entrambi gli esempi, ma in modo opposto. Camminando tra la Marilyn di Mimmo Rotella, le splendide “bolle” di vetro di Murano di Masuda Hiromi, la natura morta di Morandi, i De Chirico sparsi qua e la, le sculture di Igor Mitoraj, i progetti di Christo, la mostra di Gabriele Basilico, il cielo che cade di Papetti, gli omini di Francesco De Molfetta, le macchine allungate di Gianni Piacentino… In Art Verona si è potuto dare uno sguardo nostalgico al recente passato e guardare negli occhi il nostro presente.
 
                                                                                              S.B.




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arte
11 ottobre 2006
settimana di VERNISSAGES

una settimana assolutamente interessante per i Vernissages nell'incanto del centro di Roma... nello storico laboratorio artistico VOLUME! di via San Francesco di Sales  si è tenuta la serata con le opere create apposta per il centro da Carlo De MEO, opere divertenti e inquietanti allo stesso tempo, che abitano tutta la galleria e la trasformano divenendo protagoniste indiscusse.... (la fotografia scattata durante la serata).
                                                                                                     S.B.




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CULTURA
5 ottobre 2006
medicina e arte: collaborazione in corso

         E' nato un’importante progetto, primo in Italia, che “rispolvera” il connubio da sempre esistente tra l’arte e la medicina grazie alla creazione di opere d’arte contemporanea per strutture ospedaliere.

La prima parte di questa realizzazione promossa dalla Fondazione Adriano Olivetti in collaborazione con l’ASL/RmE-Ospedale S. Spirito di Roma e l’Association Corps-Genève è avvenuta nel Centro di Rianimazione dell’Ospedale Santo Spirito con opere degli artisti Alfredo Pirri e Armin Linke con Renato Rinaldi. L’esposizione consiste nell’aver situato nelle sale e nei corridoi le loro personali “impressioni” sulle realtà del Centro di Rianimazione; ma per riuscire a realizzare opere che avessero un loro sincero significato si è creata una grande collaborazione tra artisti e medici che ricorda lo stesso scambio di idee che avveniva nel Rinascimento, confrontandosi su tematiche quali i problemi etici e il rapporto tra medico e paziente, l’anatomia del corpo umano, l’inconscio e la percezione visiva. Gli artisti hanno trascorso varie nottate nel centro e raccolto i pensieri di medici e infermieri, vissuto il reparto con il suo funzionamento scoprendo le esigenze della rianimazione, stando a contatto con i parenti dei pazienti; Armin Linke insieme a Renato Rinaldi attraverso un video e una serie di foto dal titolo “La sindrome di Lazzaro” hanno raccontato attimi, momenti di una vita quotidiana poco esplorata, la realtà di questi reparti interessati per comunicare sensazioni.

Alfredo Pirri ha invece creato un’ “opera d’ambiente”, ovvero un lungo affresco che come un nastro percorre i muri della sala di degenza del centro, nella quale sono ospitati i pazienti che si trovano sia in stato di coma che in stato di risveglio. Il lavoro è composto da ventuno teche, alcune sono degli acquerelli e altre sono composizioni con piume d’oca insieme a resina e pigmento. E? una rappresentazione astratta sul tema dell’aria e dell’acqua, elementi primari del medico per mantenere il paziente in vita. Egli si è immaginato il coma come una dimensione che sta, come l’arte, «solo poco più in là dell’umano costituendo un avamposto permanente e in permanente movimento» e quindi si manifesti con delle crepe, delle interruzioni, presenti anche nel suo affresco, «attraverso cui c’è dato esporci all’infinito». Sappiamo quanto da sempre sia importante l’arte per l’uomo nel momento della malattia ricordando l’attenzione per i decori scultorei e architettonici negli ospedali soprattutto dal Medioevo al Settecento, e per i simboli, che si intrecciavano con il bisogno della Fede, usando anche personificazioni di divinità. Ma ciò ci può far pensare anche agli studi assodati sugli effetti degli stati d’animo, come l’emozione, che affermano come provochino cambiamenti sugli stadi della malattia e anche sulla guarigione.

Le parole  di Alfredo Pirri rivelano il suo obiettivo:«Vorrei che l’opera che farò fosse finalizzata all’accoglienza, si proponesse come “camera di decantazione” per chi torna da un lungo viaggio. L’opera sarà lì ad attendere per dare un benvenuto». La sua attenzione quindi si focalizza sul momento del risveglio, immaginando il paziente che ritorna nella nostra dimensione avendo davanti a sé non il vuoto, il bianco delle pareti ma segnali di vita, anche se forse ancora sfrangiata e disconnessa.

Bartolomeo Pietromarchi curatore del progetto scrive: «Intervenire in un reparto di rianimazione con opere d’arte significa affrontare temi di carattere universale, quali il limite dell’umano di fronte a ciò che non ci è dato conoscere, il limite della razionalità e del linguaggio, la sottile linea tra la vita e la morte» .
    
-articolo di Serena Bianchini pubblicato nel mese di giugno 2006 dal mensile "il giornale della PREVIDENZA  dei Medici e degli Odontoiatri" n.6 Anno 2006  
www.enpam.it -
                                                                                   
 




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CULTURA
4 ottobre 2006
una presentazione di me...



 

Un'opera d'arte dovrebbe esistere solo quando è necessaria.

Questo bisogno dovrebbe essere sentito profondamente.

Senza dubbio può vivere a contatto con tutte le altre opere d'arte, cosciente di tutto ciò che la storia dell'arte ha già prodotto.

Non si può dipingere un quadro solo fine a se stesso.

Esso dovrebbe essere necessario. E' sempre stato così. 

                                                        E. Cucchi

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